Marco Fiume

Marco Fiume (22.03.1972 – 21.03.2002)
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La sua gioventù, la sua formazione

Marco Fiume ( Cosenza, 22/03/1972 – Santa Monica, CA. 21/03/2002)

Marco passa tutta la sua infanzia a Rossano, paese materno sulla costa jonica. All’età di 10 anni si trasferisce con la sua famiglia a Bologna, dove finisce gli studi. Qui, ancora adolescente, comincia a suonare la chitarra ed il suo amore per la musica si fa presto evidente. Scopre allora il jazz ed il blues, attraverso le registrazioni dei grandi maestri del genere e, ciò che inizialmente sembra un semplice divertimento, diventa molto presto una vera passione che lo spinge ad impegnarsi più seriamente. Incomincia a suonare occasionalmente con gruppi locali, come i Blues Bark, poi mette insieme un proprio progetto, i Soul Spoilers. Insoddisfatto della sua evoluzione musicale e delle prospettive locali, desideroso di ampliare la sua cultura musicale, Marco, con molto coraggio, decide di partire per l’America, alla ricerca delle radici del blues. Dopo essere stato a St. Louis, New Orleans, Chicago e altre città emblematiche per la musica blues, decide di stabilirsi a Los Angeles, in California, per apprendere direttamente a contatto dei suoi modelli, i grandi chitarristi della mitica West Coast.
Con molta determinazione impara ed assimila una cultura che non è la sua, ma che ama e “sente” prepotentemente, e che lo porterà, in seguito, a suonare alla pari con i migliori chitarristi statunitensi.
Da questo momento in poi, tutto comincia ad andare molto in fretta.

I suoi modelli

I primi riferimenti di Marco, quelli che hanno dato origine alla sua passione per questo genere musicale, sono stati i chitarristi di blues e jazz americani degli anni ’40 e ’50
come T-Bone Walker, Johnny “guitar” Watson, BB King, Tiny Grimes, Charlie Christian e Barney Kessel. Proprio in omaggio a Barney Kessel, scriverà un pezzo strumentale intitolato “Kesseland”. Marco ha anche una grande ammirazione per tanti chitarristi californiani contemporanei che si sono ispirati a loro volta ai vecchi chitarristi neri degli anni ’50: Kid Ramos, Charlie Baty, Rick Holmstrom, Alex Schultz e soprattutto il suo idolo, Junior Watson. È proprio per lui che Marco deciderà di vivere a Los Angeles.

La vita a Los Angeles

Los Angeles è la città-simbolo del cosiddetto West Coast Blues, un’agglomerazione dove si trovano i più importanti clubs del blues come il «Cafe Boogaloo» a Hermosa Beach o il «Cozy’s» a Sherman Oaks, un’area che ospita una concentrazione fenomenale di grandi musicisti che suonano blues, jazz, r’n’b, r’n’r e swing, cosi` come piace a Marco.

Dunque, vivere a Los Angeles e stare accanto a Junior Watson e compagni è una specie di sogno per un giovane musicista europeo. E, grazie alla sua determinazione, dal ’97 questo sogno diventa realtà. Da questo momento in poi la sua progressione è rapida, anzi il suo obiettivo musicale si realizza anche al di là delle aspettative; infatti non solo viene trattato con stima e rispetto da tutti i musicisti che conosce, ma instaura con essi profondi ed importanti rapporti di amicizia.
Così, già dopo poco tempo di permanenza a Santa Monica, Marco diventa uno dei musicisti più richiesti della zona di Los Angeles: suona con Lynwood Slim, Sweet Betty Journey, James Harman, Rod Piazza, Johnny Dyer, Kim Wilson, Kirk Fletcher, Junior Watson (che gli ha dedicato il suo ultimo CD: “If I had a Genie”), Rick Holmstrom, Candye Kane, Alex Schultz, Jimmy Morello, Janiva Magness, Jeff Turmes, Andy Santana, Mich Kashmar, Jeffrey P. Ross (che gli ha dedicato il suo ultimo CD: “My Pleasure”), Carl Sonny Leyland, Ronnie James Weber, Robert Lucas, James Intveld, Randy Beckett e molti altri.
D’altra parte la vita a Los Angeles non è poi così paradisiaca come può sembrare se vista dall’Italia: la concorrenza è dura e lo spirito di competizione fortissimo. E poi anche negli Usa, soprattutto a Los Angeles, non è affatto facile vivere solamente con il blues, pur suonando con le più grandi stelle locali. Anche nella patria del blues e del jazz, la scelta di suonare generi musicali così lontani dal circuito commerciale delle major e di Mtv è una scelta difficile e coraggiosa, testimonianza di una grande passione.
Al di là della reputazione dei luoghi e dei musicisti eccellenti, con il blues non si diventa ricchi in nessuna parte del mondo; ciò obbliga Marco a suonare molto e con numerosi gruppi. Va anche ad Hollywood, e posa per una serie di foto che vengono subito scelte per la pubblicità di una marca automobilistica, la KIA. Queste foto vengono anche utilizzate da riviste quali: « Entertainment Studies », il giornale dell’UCLA (l’Università della California, Los Angeles) e da vari siti Internet, come “Mars Music”.
Marco, inoltre, affina la sua capacità di costruire, riparare e modificare chitarre, attività già iniziata a Bologna; la sua abilità viene riconosciuta ed apprezzata da tutti gli amici musicisti, tant’è che ancora oggi Rick Holmstrom e molti altri suonano con chitarre costruite da lui.
Per far quadrare il bilancio, continua a dare lezioni di chitarra – uno dei suoi ultimi allievi è stato l’attore Gary Oldman -. E’ anche corrispondente musicale di un web-magazine italiano dedicato alla musica blues, “Blues Time”.

I suoi gruppi musicali

I progetti più personali, quelli nei quali Marco ha potuto suonare il suo stile preferito, sono stati i tre gruppi blues/jazz strumentali da lui formati: il «Marco Fiume Trio», il «Trio Loco» ed i «LO-Fi’S».

Il primo gruppo formato da Marco è il MARCO FIUME TRIO, (gruppo che più tardi evolverà nei LO-Fi’S), con Jeff Turmes al contrabbasso e Donny Gruendler alla batteria. La partecipazione di Turmes è importantissima: Jeff è, infatti, uno dei musicisti blues più richiesti di tutta la West Coast. Polistrumentista di grande talento (si alterna a basso, contrabbasso, sax, chitarra, piano, voce…!), è stato per anni un componente fondamentale della James Harman Band ed ha accompagnato artisti del calibro di Pinetop Perkins e James Cotton. Collabora spesso con la moglie, la cantante Janiva Magness. Questa formazione ha registrato un demo il 24 settembre 2001 in cui troviamo brani strumentali scritti ed arrangiati da Marco, come «Kesseland», in omaggio a Barney Kessel (uno dei musicisti che Marco più ammirava e del quale aveva una collezione completa di dischi), «Uno Mas», brano a lui particolarmente caro (inizialmente intitolato «Marco’s Mambo»), in cui traspare la passione e il gusto per lo swing, poi ripreso da Rick Holmstrom (vedi discografia), «Marco’s Shuffle», un pezzo brioso e accattivante, ed infine «Get-O», scritto in collaborazione con Jeff Turmes e Donny Gruendler.

Contemporaneamente, Marco suona con un altro trio strumentale, il TRIO LOCO, una formazione che comprende Ronnie James Weber al contrabasso ed il grande pianista Carl Sonny Leyland, solista ineguagliabile, maestro del boogie-woogie come si è potuto constatare anche in Europa in occasione dei maggiori Festival (Nuit Jazz et Boogie Piano, Festival Blues sur Seine, etc.). La collaborazione fra Marco e Carl Sonny Leyland è stata notevole e si è concretizzata in un demo di 5 brani. Ricordiamo la sua composizione: «Trio Loco Stomp».

THE LO-FI’S è stato forse il suo progetto più personale: un quartetto strumentale con Marco alla chitarra, Jeff Turmes al sassofono (poi sostituito da Ron Dziubla), Stevie Utstein al piano e Donny Gruendler alla batteria. I LO-Fi’S suonavano quasi tutte le domeniche in un locale di Los Angeles, il Liquid Kitty. Di queste esibizioni ci rimane un CD autoprodotto registrato [rigorosamente dal vivo] al L.Kitty il 24 febbraio 2002, comprendente 9 brani strumentali. E’ proprio in questa band, dove “The Bluesy Side of Jazz” e “The Jazzy Side of Blues” s’incontrano, che Marco esprime la sua incredibile personalità musicale ed è in grado di dimostrare questa comunione di stili in maniera estremamente chiara. In «Funky River», «LO-FI Swing» e «Five String Shuffle», da lui scritti, troviamo al sax Jeff Turmes.

Negli ultimi tempi Marco ha suonato con varie altre bands, come gli HOLLYWOOD COMBO, un gruppo che propone un misto di swing, rock & roll, rhythm & blues nello stile degli anni ’40 e ’50, ed i BLUE SHADOWS, un’altra blues band che si esibisce abitualmente nel famoso locale King King di Hollywood. Di questa formazione ci rimane una registrazione dal vivo, effettuata proprio al King King il 18 marzo 2002.

Ma il gruppo con cui Marco ha suonato più a lungo e con più regolarità (per la precisione dal 26 agosto 1999 fino al 31 dicembre 2001) è senz’altro la band di CANDYE KANE, affermata artista californiana la cui voce è stata definita dal Washington Post “una meraviglia della natura come il Grand Canyon”. Il suo CD “The Toughest Girl Alive”, è stato nominato uno dei Primi Dieci Miglior CD dell’anno dal “Chicago Tribune”. Della “Candye Kane Band”, con Candye al canto, Marco alla chitarra, Lisa Otey al piano, Robert Smith alla tromba, Christopher Crepps al contrabbasso ed Evan Caleb alla batteria, abbiamo 13 brani registrati dal vivo al concerto del “Blues Passions Festival”, tenutosi a Cognac il 27 luglio 2000.

Discografia

Marco ha registrato in ordine cronologico con:

  • Sweet Betty Journey: “They Call Me Sweet Betty” [registrato @ Pacifica Studios, Los Angeles – JSP Records, 1997]. In questo CD, prodotto da Jimmy Morello, si alternano alla chitarra Alex Schultz, John Marx e Marco, che suona nei brani n. 1, 3 e 11, assieme a Johnny Viau (tenor sax), Troy Jennings (baritone sax), Tom Mahon (piano), Rick Reed (acoustic & electric bass) e Paul Fasulo (drums).
  • Harmonica Shorty and the Taildraggers [Northside Records 1998, registrato a The House, Hollywood].
  • Candye Kane: “The Toughest Girl Alive” [Bullseye Blues & Jazz, Rounder Records 2000]. Marco suona nel brano Let’s commit adultery, un pezzo senza pianoforte, il che è insolito nella discografia di Candye, perchè lascia tanto spazio alla chitarra che viene messa in grande evidenza.
  • Rick Holmstrom: “Gonna Get Wild” [Tone Cool Records 2000]. Rick Holmstrom è uno dei personaggi più rappresentativi del west coast blues. Chitarrista di straordinario talento, ha suonato e registrato all’inizio degli anni ’90 con l’armonicista di colore Johnny Dyer, poi per molti anni con i Mighty Flyers, il gruppo di Rod Piazza. Marco suona la chitarra nel brano intitolato “Wiggle Stick” in buonissima compagnia: Rick Holmstrom alla chitarra e al canto, Rod Piazza all’armonica, Honey Piazza al piano, Bill Stuve al basso e Steve Mugalian alla batteria, insomma, i Mighty Flyers al gran completo!
    In questo CD Holmstrom ha anche reso omaggio alla vena creativa di Marco incidendo una sua composizione strumentale originale, il blues-mambo “Uno Mas”, eseguita per questa occasione da un super-gruppo che vede Rick Holmstrom alla chitarra, Junior Watson al basso (sì, proprio lui!) e Steve Mugalian alla batteria.
  • Pacemaker & The Blue Vanguards, il gruppo del batterista Bob Newham – “Tales from the basin” [autoprodotto – 2001]. Marco ha partecipato a due brani di questo CD, nel quale Bob Newham si avvale della collaborazione di grandi musicisti come Junior Watson, Rick Holmstrom, San Pedro Slim e, in particolare, Johnny Dyer.

Concerti, tournées e Festivals

Marco ha suonato soprattutto nei Clubs dell’area di Los Angeles, stabilmente al Liquid Kitty, Cafe Boogaloo, Cozy’s, Blue Cafe, King King di Hollywood, the Derby, Down Beat, e con Candye Kane al “Croces” di San Diego.
Con Candye Kane & The Swingin’ Armadillos Marco ha fatto più di 200 spettacoli in vari Stati degli USA, incluso il Waterfront Blues Festival a Portland, spettacoli in Savannah, Georgia, tutta la Florida, New York, Key West, S. Francisco, New Orleans, San Diego, Santa Fe, El Paso, ed in molte altre città.
È tornato in Europa durante l’estate del 2000 con la “Candye Kane Band”, suonando nei più importanti e prestigiosi Festivals come il «Belgium Rhythm ‘n’ Blues Festival» a Peer, in Belgio, ed il Festival «Blues Passions» a Cognac. Sempre a Cognac, Marco ha anche preso parte al memorabile concerto di Jimmy Morello, alternandosi come lead-guitar ad Alex Schultz. È proprio durante questa tournée e soprattutto al Festival di Cognac che egli si è fatto notare ed apprezzare in Francia.
Ha partecipato, inoltre, a trasmissioni televisive come lo show “Donnye and Marie” con il gruppo di Candye.

Lo stile musicale

Il suo stile chitarristico è fine e sofisticato ma al tempo stesso incisivo e trascinante, fortemente marcato sia dal blues più genuino che dal jazz e R’n’B più raffinato degli anni ’40 e ’50.
Proprio queste sono le due anime fondamentali dello stile di Marco: da un lato, un amore smisurato per il più classico Chicago Blues, specie quello degli anni ’50 (Jimmy Rogers, Louis Myers, Robert Lockwood, ecc.), dall’altro egli adorava l’approccio più ‘jazzistico’ tipico di musicisti come Bill Jennings, Floyd Smith, Tiny Grimes, senza dimenticare naturalmente il primo originatore, Charlie Christian, uno dei suoi preferiti. A fare da collante, un fortissimo senso dello swing che ha accompagnato sempre le sue performances. La peculiarità che più hanno apprezzato tutti i musicisti che si sono trovati a suonare con Marco è stata senza dubbio la coerenza stilistica, lo Stile con la S maiuscola. Egli ha sempre conservato intatta la sua purezza artistica, sviluppando un modo di suonare il blues ed il jazz senza compromessi, sempre al servizio della musica, lontano anni luce dagli inutili virtuosismi troppo comuni in tanti chitarristi contemporanei. In poche parole, ha sempre suonato ciò che gli piaceva e come gli piaceva, e lo faceva con passione e gusto tale da trasmettere forti emozioni in chi lo ascoltava.
Altro tassello fondamentale della sua complessa evoluzione stilistica è rappresentato dalla ricerca del suono: Marco è stato senz’altro uno dei chitarristi italiani più attenti a quest’aspetto del suonare; era uno sperimentatore eccezionale, alla continua ricerca di nuovi strumenti che gli permettessero di ottenere il suono desiderato, quel suono ‘vecchio’, rotondo e pastoso, che poteva sentire nei dischi preferiti. Durante gli anni ha suonato praticamente ogni tipo di chitarra, prediligendo ovviamente i modelli ‘vintage’ che più si adattavano al suo stile. La chitarra preferita era forse una vecchia semi-acustica Harmony degli anni ’50 che aveva comprato da Junior Watson. Marco è stato un avido collezionista di dischi e un profondo conoscitore di tutte le varie espressioni della musica afroamericana.
Di Marco cantante ci rimane una musicassetta registrata durante l’emissione di un programma radiofonico di Radio Città 103, a Bologna, il 27 novembre 1998, dove viene intervistato e, assieme al suo gruppo, suona e canta in diretta [“Kinky Woman” (Jimmy Vaughan), “Motorhead Baby” (Johnny Watson) e “I’m a Fool” (Bihari riarranged)].