Il suo stile chitarristico è fine e sofisticato ma al tempo stesso incisivo e trascinante, fortemente marcato sia dal blues più genuino che dal jazz e R’n’B più raffinato degli anni ’40 e ’50.
Proprio queste sono le due anime fondamentali dello stile di Marco: da un lato, un amore smisurato per il più classico Chicago Blues, specie quello degli anni ’50 (Jimmy Rogers, Louis Myers, Robert Lockwood, ecc.), dall’altro egli adorava l’approccio più ‘jazzistico’ tipico di musicisti come Bill Jennings, Floyd Smith, Tiny Grimes, senza dimenticare naturalmente il primo originatore, Charlie Christian, uno dei suoi preferiti. A fare da collante, un fortissimo senso dello swing che ha accompagnato sempre le sue performances. La peculiarità che più hanno apprezzato tutti i musicisti che si sono trovati a suonare con Marco è stata senza dubbio la coerenza stilistica, lo Stile con la S maiuscola. Egli ha sempre conservato intatta la sua purezza artistica, sviluppando un modo di suonare il blues ed il jazz senza compromessi, sempre al servizio della musica, lontano anni luce dagli inutili virtuosismi troppo comuni in tanti chitarristi contemporanei. In poche parole, ha sempre suonato ciò che gli piaceva e come gli piaceva, e lo faceva con passione e gusto tale da trasmettere forti emozioni in chi lo ascoltava.
Altro tassello fondamentale della sua complessa evoluzione stilistica è rappresentato dalla ricerca del suono: Marco è stato senz’altro uno dei chitarristi italiani più attenti a quest’aspetto del suonare; era uno sperimentatore eccezionale, alla continua ricerca di nuovi strumenti che gli permettessero di ottenere il suono desiderato, quel suono ‘vecchio’, rotondo e pastoso, che poteva sentire nei dischi preferiti. Durante gli anni ha suonato praticamente ogni tipo di chitarra, prediligendo ovviamente i modelli ‘vintage’ che più si adattavano al suo stile. La chitarra preferita era forse una vecchia semi-acustica Harmony degli anni ’50 che aveva comprato da Junior Watson. Marco è stato un avido collezionista di dischi e un profondo conoscitore di tutte le varie espressioni della musica afroamericana.
Di Marco cantante ci rimane una musicassetta registrata durante l’emissione di un programma radiofonico di Radio Città 103, a Bologna, il 27 novembre 1998, dove viene intervistato e, assieme al suo gruppo, suona e canta in diretta [“Kinky Woman” (Jimmy Vaughan), “Motorhead Baby” (Johnny Watson) e “I’m a Fool” (Bihari riarranged)].
Altro tassello fondamentale della sua complessa evoluzione stilistica è rappresentato dalla ricerca del suono: Marco è stato senz’altro uno dei chitarristi italiani più attenti a quest’aspetto del suonare; era uno sperimentatore eccezionale, alla continua ricerca di nuovi strumenti che gli permettessero di ottenere il suono desiderato, quel suono ‘vecchio’, rotondo e pastoso, che poteva sentire nei dischi preferiti. Durante gli anni ha suonato praticamente ogni tipo di chitarra, prediligendo ovviamente i modelli ‘vintage’ che più si adattavano al suo stile. La chitarra preferita era forse una vecchia semi-acustica Harmony degli anni ’50 che aveva comprato da Junior Watson. Marco è stato un avido collezionista di dischi e un profondo conoscitore di tutte le varie espressioni della musica afroamericana.
Di Marco cantante ci rimane una musicassetta registrata durante l’emissione di un programma radiofonico di Radio Città 103, a Bologna, il 27 novembre 1998, dove viene intervistato e, assieme al suo gruppo, suona e canta in diretta [“Kinky Woman” (Jimmy Vaughan), “Motorhead Baby” (Johnny Watson) e “I’m a Fool” (Bihari riarranged)].

